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Seconda per grandezza alla sola Lipari, l'isola di Salina si mostra enigmatica a chi da lontano la vede per la prima volta. Quasi orgogliosa di questa aura di mistero che la Natura ha voluto donarle, l' "Isola Verde" dal mare appare di un colore ben diverso, cioè grigio-metallo.

Situata nel cuore dell'Arcipelago Eoliano, Salina sembra essere composta da due isole distinte; in realtà si tratta di due vulcani molto grandi, i quali hanno fatto sì che nell'antichità l'isola venisse chiamata Didyme, la geminata o la doppia, in quanto ricordava i grandi seni di una Dea. Con questo nome l'isola era conosciuta da molti eruditi del passato (tra cui Tucidide, Pausania e Strabone), che l'hanno più volte citata nei loro scritti. Il nome attuale risale invece ad un periodo relativamente più recente e lo si deve ai Romani, che chiamarono così l'isola per l'ingente quantità di sale estratto soprattutto nel laghetto di acqua salmastra situato nella località denominata Lingua.

I due vulcani sopra citati rispondono al nome di Monte Fossa delle Felci (962 m – la cima più alta delle Eolie) e Monte Porri (860 m). Fanno parte di quel gruppo di sei vulcani che ancora oggi compongono l'isola. I due "seni" sono i più grandi vulcani dell'isola, ma allo stesso tempo i più "piccoli"; infatti sembra che si siano formati in un'epoca relativamente più recente.

Come tutte le isole, Salina ha una propria identità. Originale e fedele a sé stessa, all'interno convivono tante micro realtà simili tra loro e allo stesso tempo ognuna con la configurazione che le è propria. Tante dimensioni a sé stanti insomma, che alla fine compongono un Grande Insieme, cioè l'Equilibrio che sta alla base dell'isola stessa e che si è formato lungo secoli di storia (a volte anche gloriosa). Chi si reca a Salina deve sapere che vivrà un periodo della sua vita lontano dalla mondanità, dallo sfarzo e dall'opulenza che da troppo tempo tentano di intasare la mente umana. Salina è diversa. Se il termine civilizzazione è inteso come sinonimo di allontanamento dalla pura Umanità, allora considerate Salina come un'isola selvaggia! In quest'isola vi è ancora una Natura ricca e per certi versi anche primordiale, autentico patrimonio di un territorio mai monotono e sempre vario. Così come varie sono le vicissitudini che accompagnano le popolazioni dell'isola, multiformi come il territorio da loro abitato. Il bello di Salina è anche questo: accanto a paesaggi e tramonti che molti ormai credevano perduti, vi sono dei substrati sociali multiformi e complessi. Ma chi può dire che la differenziazione di vita e di pensiero non sia Ricchezza?


 

L'isola è stata abitata fin dai tempi più antichi. Gli studiosi fanno riferimento almeno alla fine del quinto millennio a.C.. A tal proposito sono stati rinvenuti diversi siti archeologici in quasi tutta l'isola. Dopo le presenze ellenistico-romane sul territorio di Salina (anch'esse testimoniate da ritrovi archeologici) vi sono stati periodi di quasi totale spopolamento, seguiti poi da lente ripopolazioni.

Contrariamente a quanto avveniva in Sicilia, il medioevo fu realmente (almeno a tratti) una notte buia per Didyme (già conosciuta però in epoca tardo-imperiale come Salinae), in quanto subì dall'839 al 1085 le scorrerie arabe (tramite le quali giunsero però sull'isola piante come il gelso); dopo che la situazione sembrava stabilizzata dai provvedimenti normanni, affinché venisse ripopolata l'isola dalle genti provenienti da diverse zone del basso Tirreno, la morte di Federico II avvenuta a metà del XIII° secolo fece scoppiare un tumulto che oltre al regno di Sicilia infestò i relativi mari circostanti. Pisani, Genovesi e poi nuovamente musulmani cinsero d'assedio le Isole Eolie, facendo sì che Salina si spopolasse per l'ennesima volta. Spopolamento che come accennato non fu però totale, grazie alla valle di Lenòi che ospitò molti abitanti. Così poté riprendere la vita di Salina, con costruzioni di chiese che stavano a dimostrare il relativo benessere economico delle borgate. Il resto è storia nota. L'attività mercantile raggiunse delle dimensioni tali che gli abitanti di Salina riuscirono a diventare imprenditori di loro stessi. Ciò che guadagnavano mercanteggiando con le coste campane e ioniche lo reinvestirono nell'agricoltura locale, fino a raggiungere uno status tale da volersi finalmente affrancare dal dominio coloniale di Lipari. Ci riuscirono il 7 febbraio 1867. Il sogno era divenuto realtà. Salina si era finalmente affrancata e S. Marina Salina era la sede del nuovo Comune unico.

Purtroppo però nel 1889 la filossera distrusse molti vitigni, costringendo parecchi isolani ad emigrare e modificando drasticamente l'economia isolana.

Nel 1909 si arrivò infine alla nascita dei Comuni di Leni, Malfa e S. Marina Salina, emblema di una diversità etnico-culturale accentuata dalle divisioni geografiche di un territorio spesso ostile alla compenetrazione sociale.

 
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